La rassegna del sabato

Home / Stagione 2018 / La rassegna del sabato

Auditorium Comunale di Ponteranica

…il sabato sera alle 21.00

 

14 aprile 2018

ERBAMIL presenta

Affacciati alla finestra, amore mio

con Vittorio Di Mauro, Giuliano Gariboldi, Marco Gavazzeni

voce dietro la finestra Manuela Carrasco

scritto e diretto da Fabio Comana

A partire dalla tipica serenata sotto la finestra, una serie di situazioni esilaranti raccontano delle passioni, dei sogni, degli sforzi e delle delusioni che gli innamorati da sempre provano durante il corteggiamento, per ottenere l’attenzione dell’innamorata. 

In particolare, si segue la vicenda di Nino, giovane di belle speranze perdutamente innamorato e dei suoi due migliori amici, Teo (il poeta) e Rudy (il duro) che cercheranno con i loro consigli “da bar” di aiutarlo a conquistare la sua amata. La vicenda si sviluppa alternando chiacchiere al bar e serenate sotto la finestra, fra divertentissimi siparietti musicali dal vivo o in playback. 

Ma ciò che rende originale ed unico lo spettacolo è il fatto che i dialoghi sono costruiti utilizzando esclusivamente parole tratte da canzoni famose, scelte in base alla loro più o meno volontaria pertinenza al tema della serenata. 

Jovanotti, la cui canzone dà anche il nome al titolo, Baglioni, Battisti, De Gregori, Paoli, Jannacci, Vasco (solo per citarne alcuni) diventano così inconsapevoli co-autori dello spettacolo e probabilmente mai avrebbero immaginato le loro canzoni messe in scena in questo modo! 

Canzoni che hanno fatto sognare intere generazioni di innamorati e che adesso – nelle nostre “dissacranti” intenzioni – le faranno morire… dal ridere.

AUDITORIUM DI PONTERANICA

VIA VALBONA, 73 PONTERANICA

Intero: € 10 – Ridotto: € 8

info e prenotazioni: segreteria@erbamil.it

 

SPETTACOLI GIA’ OSPITATI

27 gennaio 2018 

Coltelleria Einstein (AL) 

Polvere umana, 

azione teatrale liberamente ispirata ai romanzi di Primo Levi

di e con Giorgio Boccassi e Donata Boggio Sola, collaborazione ai movimenti di scena Paola Bianchi

collaborazione al progetto drammaturgia Graziano Melano, voce narrante Massimo Rigo, costumi Anna Trisoglio

“Sono un uomo normale di buona memoria che è incappato in un vortice, che ne è uscito più per fortuna che per virtù.”

Primo Levi è testimone e vittima di Auschwitz.L’uomo denudato della sua identità, costretto a battersi come un animale per la vita, costretto a cambiare il suo codice morale.Sulle sue parole chiare, concise, asciutte e precise come una formula chimica  si muovono gli attori, nella tensione suscitata dalla lucidità di questo ricordo terribile.Vittime, aguzzini, desolati e aggressivi, rassegnati e vacui.E se appare un sorriso, un lampo di ironia, è per esorcizzare attraverso la malinconia del clown il timore che nulla sia cambiato.Il linguaggio teatrale è quello del movimento accompagnato dalla musica, con pochissime parole.  Teatro di immagine e di silenzio, con improvvisi scatti lancinanti e disperati, con momenti di invenzione poetica su un tema difficile e  desolato.

“Se dall’interno del Lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: fate di non subire ciò che a noi viene inflitto.” (Primo Levi)

Menzione speciale Premio  E.T.I. Stregagatto  2004 – Sezione giovani “In una stagione caratterizzata dalla forte e innovativa presenza di spettacoli di riflessione civile, legati all’attualità o alla memoria storica, Polvere umana si segnala per l’impegnativa scelta del libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi, e per l’efficace trasposizione teatrale. Gli autori Giorgio Boccassi e Donata Boggio Sola – che dello spettacolo sono anche ottimi  interpreti – riescono a restituire in scena tutti i punti nodali del libro, e a trasformare, con l’aiuto delle immagini e di una gestualità asciutta, le parole di Levi in una sorta di cerimonia priva di retorica, che rinnova l’orrore e la pena dei campi di sterminio nazisti. Per non dimenticare.

 

17 febbraio 2018

Progetto Young, Fondazione Teatro Donizetti & ERBAMIL presentano

Il suono della conchiglia

Con Giorgio Cassina, Michelangelo Nervosi, Sara Pagani, Alessandra Salvoldi, Arianna Sorci

Regia di Fabio Comana

Ispirandosi molto liberamente al famoso libro “Il signore delle mosche” di William Golding, il regista Fabio Comana ha riunito un gruppo di giovani attori immaginando una situazione come il naufragio su un’isola deserta, lontani da tutto ciò che normalmente utilizziamo per le relazioni sociali: niente energia elettrica e di conseguenza niente smartphone, social network, computer.    Una condizione estrema che metterà a nudo i loro caratteri e sentimenti, nella necessità di garantirsi la sopravvivenza, in un primo tempo, e successivamente per l’opportunità di creare dal nulla un’organizzazione sociale.

Uno spettacolo che pone diverse domande su concetti basilari come il bisogno di darsi delle regole per una pacifica convivenza, il limite fra la libertà individuale e il rispetto per la libertà altrui, l’istinto egoistico a stabilire e difendere la proprietà privata, il concetto stesso di giustizia e di pari opportunità contrapposto alla tentazione di pretendere privilegi.

Come spesso accade in un percorso di creazione artistica, lo spettacolo vuole essere il tramite di una riflessione, lo stimolo per porre delle domande alle quali lo spettatore dovrà saper rispondere secondo la propria coscienza.

In questo momento storico siamo convinti che in Italia il tema della legalità, del rispetto delle regole, della giustizia sociale, sia argomento di estrema attualità e determinante per la costruzione di un futuro che auspichiamo migliore. Anche per questo il progetto ha un valore aggiunto, secondo noi, nella volontà di coinvolgere in prima persona i giovani che di quel futuro saranno gli artefici.

“Il suono della conchiglia”, è inserito nel progetto “Rispetto e Libertà: una riflessione civica sulla legalità” promosso da Erbamil per gli studenti delle scuole superiori e sostenuto dalla Fondazione della Comunità Bergamasca. Giovani artisti e giovani spettatori si incontrano per riflettere sulle tematiche cardine della costruzione di una società civile.

 

10 MARZO 2018

Nuove Cosmogonie Teatro presenta

L’uomo che pesò il mondo

In memoria di Joseph Scicluna

scritto da Katia Capato e Joseph Scicluna, da un’idea di Massimo Arattano e Albertina Gatti

consulenza scientifica: SAPERCAPIRE

con Katia Capato

regia di Katia Capato

oggetti di scena e costumi Nuove Cosmogonie Teatro

Si ringraziano Amelia Andreasi, Domenico Castaldo, Beppe Rosso, Giuseppe Schembri Bonaci,  il musicista e astronomo William Herschel, il reverendo John Michell

Il maggiordomo Fred, con il suo forte accento inglese, ci introdurrà furtivamente nel laboratorio di Henry Cavendish, scienziato ecclettico che, sul finire del ‘700, determinò sperimentalmente il peso del nostro pianeta. Vedremo Cavendish applicarsi affannosamente ai suoi esperimenti con quel suo strano modo di fare che studiosi contemporanei hanno riconosciuto essere imputabile ad una forma di autismo: la sindrome di Asperger.

Conosceremo personalmente anche altri scienziati: Newton, Kepler e Brahe. Giganti della cultura scientifica che racconteranno aspetti della loro vita facendoci così osservare la Scienza in modo divertente, comprensibile ed umano.

Usciremo alla fine dal laboratorio di Cavendish divertiti ed incuriositi, sorpresi del nostro desiderio di approfondire quei temi che, incontrati sui banchi di scuola, erano parsi in molti casi noiosi e senza alcuna attrattiva. Scopriremo invece che la Scienza è fatta anche di debolezze umane, talora di meschinità, di situazioni al limite del grottesco, ed anche di divertimento, passione, genio, perseveranza, poesia e bellezza.

Ha dato corpo e voce ai personaggi la penna creativa del drammaturgo Joseph Scicluna, esuberante autore maltese di grande esperienza e riconosciuta bravura. La sua perizia ci condurrà con la leggerezza dell’ironia in un viaggio dal panorama e dagli orizzonti inaspettati e sorprendenti. Ed alla fine dello spettacolo i nostri occhi sapranno cogliere la realtà sotto una nuova ed insospettata luce.

“Un’ ora di puro teatro che sbircia nelle menti e nel quotidiano di “giganti della scienza” (Andrea Demarchi)

<<Ne “L’Uomo che pesò il mondo” esploriamo le idee, le scoperte e le conquiste, di Cavendisch, di Newton, di Keplero, di Brahe, e di Hooke indagando aspetti biografici ed umani sconosciuti ai più, fatti talora di ossessioni, antagonismi, malattie e “paturnie” del vivere quotidiano. Limiti umani, più o meno ingombranti ma in ogni caso travalicati dall’intento della ricerca della verità, da un’incrollabile volontà e dedizione, da uno sguardo interrogativo acuto, a volte un po’ folle, volto all’inesplorato e teso a cercare di raggiungere i confini più estremi della sapienza umana. Il gioco teatrale con il suo linguaggio che trascende tempo e contenuti, vuole creare una “sinapsi” con le tante menti curiose, affamate di conoscenza che popolano il nostro tessuto sociale, per scoprire e capire insieme che il teatro può rappresentare uno straordinario luogo di apprendimento>>

 

24 marzo 2018

Giorgio Boccassi presenta

Diavolo Rosso

Avventure, imprese e mitiche astuzie di Giovanni Gerbi, il grande campione, pioniere del ciclismo professionale nel racconto del nipote attore

scritto e interpretato da Giorgio Boccassi

regia  di Giorgio Boccassi e Donata Boggio Sola

oggetti di scena di  Beatrice Boggio Sola, tecnico luci e suoni  Massimo Rigo, organizzazione Pier Paolo Casanova

partner  ASD “Fausto e Serse Coppi a Castellania”, Un ringraziamento speciale a Giangerbi Barbero e Michela Barbero

 

Giovanni Gerbi grandissimo campione che, ai primi anni del Novecento, era quasi invincibile! E’ stato un pioniere del ciclismo professionista: oltre a possedere una potenza incredibile,una resistenza eccezionale e una volontà ferrea, Gerbi ha studiato sin dall’inizio della sua carrierale tecniche migliori per correre in bici.

E’ stato uno dei primi, a fare i sopralluoghi per studiare le corse, uno dei primi a usare il massaggio prima e dopo le gare, ad adattare gli elementi della bici per migliorare la posizione in sella, a tagliarsi i capelli corti corti per essere più aerodinamico e così via. Ma l’epos del Diavolo Rosso è fatto anche dei suoi stratagemmi incredibili, dalle sue trovate, dai suoi inganni omerici e spesso dalle sue scelte truffaldine.

Il Diavolo Rosso è stato amato dai suoi tanti tifosi, amato e odiato dai suoi rivali che ne temevano la potenza e le strategie. Amato e vincitore come lui furono poi in pochi: Girardengo e Coppi su tutti.

Giorgio Boccassi, l’attore narrante, è nipote di Giovanni Gerbi , fratello di suo nonno materno e questa illustre parentela lo induce a ricordare e raccontare, a rievocare quei tempi eroici. Diavolo Rosso diventa un Supereroe dalla potenza infernale e dalle astuzie diaboliche, un personaggio mitico. Nell’appassionante racconto teatrale, attraverso un’attenta documentazione storica che rievoca le caratteristiche delle corse ciclistiche di quei tempi, emergono altresì gli anni furibondi del primo Novecento quando si inventava un nuovo futuro, anche nello sport.